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PALAZZO FERRI

Comune Gioi Cilento

Centro agricolo del Cilento interno, sorge su una collina di quasi 700 mt, sottostante la catena Serra, nella Media valle dell’Alento. Si affaccia su due valloni che confluiscono nella pianura della Selva dei Santi; presenta un paesaggio agrario caratterizzato da querceti, castagneti, piante d’olivo come la Rotonella, il Leccino, il Frantoio, la Salella e vitigni. È attraversato dai torrenti Fiumicello e Fosso. La fauna è caratterizzata da faine, volpi, tassi, marmotte, ricci, cinghiali e gufi reali. 
L’importanza di Gioi è da ascrivere alla singolare posizione geografica del suo colle, dai ripidi pendii, sulla cui cima gli Enotri avevano elevato una delle loro fortezze-rifugio. Rafforzato in età greca, a salvaguardia delle valli e della via fluviale dell’Alento, il luogo fu probabilmente anche sede di un presidio romano e poi longobardo in seguito alle loro conquiste del territorio. Certamente il suo prestigio aumentò in età normanna, quando divenne, dopo Monteforte e Magliano il terzo baluardo difensivo della rocca di Novi. 
Impianto tipologico del palazzo. 
Confronto con le tecniche e le tessiture murarie, di difesa e strutturali con altri palazzi di impianto Sei-settecentesco ed ampliati poi successivamente nell’Ottocento, nell’area cilentana e del Vallo di Diano. 
Impianto originario del palazzo: 
maestranze Sei-Settecentesche locali; corpo di fabbrica irregolare, con un blocco centrale principale e due ali sporgenti che formano altrettante corti chiuse su tre lati ed aperte sull’altro. 
Sulla cima del colle di Gioi gli Enotri elevarono una delle loro fortezze-rifugio che andò a far parte della “Chora” di Velia. Le prime notizie si hanno nel 1034 e si crede che l’attuale centro abitato abbia avuto origine intorno ad una fortezza longobarda nel sec. VII. Su una montagna tra Gioi e la frazione Cardile, tra l’VIII e il X sec., venne probabilmente costruita una Laura basiliana ad opera dei monaci italo-greci, chiamata, ancora oggi, «la Laura», in riferimento proprio all’antico villaggio. 
Le mura di cinta e le torri che presidiavano la rocca, oltre che dalle vestigia tuttora esistenti, sono testimoniate anche da alcuni documenti angioini. Le prime notizie del casale sono presenti in un diploma cavense del 1034, dove si legge anche di un notaio locale; troviamo citato Gioi anche in un altro diploma del 1167 e successivamente in altri del 1237 1260, 1261, 1262, 1263, 1264 e 1267. 
Al 1134 risale la prima attestazione documentata su Gioi; ci troviamo in piena epoca normanna ed il castello ‘Ioe’ rientra nei confini della baronia di Novi, affidata ad Umfredo d’Altavilla. In questo periodo viene costruito il mastio, ovvero la grande torre quadrangolare di difesa, in parte ancora visibile. 
In un diploma del 1167 si trovano altre notizie del paese. Come altri stati della Baronia di Novi, Gioi subì feroci rappresaglie dalle soldatesche di Federico II. Sotto la dominazione Angioina, durante la Guerra del Vespro (12821302), furono inferti molti danni alle fortificazioni ed alla cinta muraria del borgo. 
Nel 1451, Re Alfonso concesse la giurisdizione penale di Gioi a Massimo Caracciolo. Nel 1476 re Ferrante vendette Gioi al suo primo ministro, Antonello de Petruciis. L’antico stato di Gioi, costituitosi nel 1515, comprendeva i casali di Ostigliano, Perito, Orria, Piano Vetrale, Sala, Salella, Cardile, Moio e Pellare. La popolazione, nell’anno 1532, contava 1446 abitanti. Nel 1520 fu approvato il 
primo Statuto dello Stato di Gioi. Il XVII secolo fu per il paese un secolo di miserie e di depressione demografica, con un avvicendarsi continuo di feudatari, poco interessati al bene del borgo. Nel XVIII secolo si assiste ad una ripresa economica e demografica del paese, con la costruzione di nuovi quartieri e numerosi palazzi gentilizi, appartenenti alla nuova élites locale. 
Il Giustiniani mette in evidenza i ricchi traffici operati dai gioiesi nel settore agricolo, le piccole industrie familiari specializzate nella lavorazione dei panni di lana e del cuoio, come pure l’allevamento del baco da seta. 
Nel 1806 con la legge eversiva della feudalità, vennero abolite le giurisdizioni ed i proventi della feudalità. In una ordinanza del 27 dicembre 1810 del consigliere di stato Giampaolo, è presentato un quadro chiaro dei demani comunali, ex feudali ed ecclesiastici, del comune di Gioi, in Principato Citeriore; lo stato medievale di Gioi fu diviso in quattro comuni: Gioi fu accorpato a Cardile.