Giungano non è un luogo che si attraversa per caso; è una destinazione che richiede una scelta. La sua storia è scritta nel calcare e nelle pendenze che dominano la Valle del Solofrone, un borgo nato dalla necessità di sicurezza e diventato nel tempo un baluardo di cultura rurale.

Un’origine di pietra e resistenza

La storia di Giungano affonda le radici in un momento di fuga e rifondazione. Furono i coloni pestani, in cerca di scampo dalle incursioni saracene e dall’impaludamento della piana, a inerpicarsi su questi costoni rocciosi. Il nome stesso sembra derivare dai giunchi (iuncus) che abbondavano lungo il fiume, ma la struttura dell’abitato parla un linguaggio molto più solido.

Qui l’architettura non ha ceduto al barocco o alle decorazioni superflue. Il borgo è cresciuto seguendo le vene della montagna, con case palazziate che sembrano fortezze, unite da una fitta rete di scale e sottopassi. Camminare oggi tra i palazzi Picilli, Guglielmotti o Ducale significa leggere la stratificazione di un potere locale che tra il XVII e il XVIII secolo ha saputo trasformare l’economia agricola in dignità architettonica.

La cultura del fare: lo scalpellino e la terra

Se Giungano ha un odore, è quello della pietra bagnata e del fumo di legna. La cultura del luogo è intrinsecamente legata alla figura dello scalpellino. Questi artigiani non si limitavano a costruire muri; “estraevano” il borgo dalla montagna stessa. I portali che oggi ammiriamo, con le loro chiavi di volta lavorate e i mascheroni apotropaici, sono il documento d’identità di una comunità che ha dominato la materia.

Questa sapienza artigianale si riflette anche nella cultura gastronomica, che qui è una faccenda seria, quasi sacrale. La celebre pizza cilentana (quella di pasta lievitata, cotta nel forno a legna e condita con pomodorino e cacioricotta) non è solo un piatto, ma il simbolo di una convivialità che resiste. È il cibo della mietitura, il pasto che univa le famiglie dopo il lavoro nei campi che circondano il centro abitato.

Il silenzio come patrimonio

Oggi, la vera risorsa culturale di Giungano è il suo silenzio. Non è un silenzio vuoto, ma denso, carico della memoria di chi ha abitato queste stanze alte e strette. La cultura qui si manifesta nella conservazione dei riti quotidiani: il modo in cui ci si siede sulla “preta” fuori dall’uscio, l’attenzione alla stagionalità dei prodotti, il rispetto per un paesaggio che non è stato addomesticato, ma ascoltato.

Proteggere Giungano significa proteggere questa integrità. Visitare il borgo significa riconoscere che la bellezza non risiede nell’ornamento, ma nella coerenza tra l’uomo, la sua storia e la roccia che ha scelto di abitare.

Elisabetta Di Gennaro

In collaborazione con Ass. Welcome To Cilento

Foto di Donato Sica – Cilento Wild